La rottura del tendine distale del bicipite brachiale.

La rottura del tendine distale del bicipite brachiale è una lesione piuttosto rara che rappresenta solo il 5%-10% delle lesioni tendinee di questo muscolo. La rottura avviene, nella maggior parte dei casi, con una disinserzione (distacco) completa del tendine dalla tuberosità del radio; meno frequentemente la rottura è parziale o avviene a livello del corpo del tendine o alla giunzione tra questo e la porzione muscolare del bicipite.

 

Generalmente la lesione avviene negli uomini di età media (40-50 anni), spesso lavoratori manuali o dediti ad attività sportive pesanti, quali il sollevamento pesi; molto raramente la lesione interessa il sesso femminile. Spesso la lesione è causata da un singolo evento traumatico, che si verifica durante uno sforzo (sollevamento di un peso) con il gomito flesso e con il polso ruotato verso l’esterno (supinato). Altre volte l’evento è preceduto da un periodo di dolore alla piega del gomito o da un precedente traumatico di minore entità e spesso sottovalutato. Alla base della rottura del tendine c’è sempre un’alterazione della costituzione della sua struttura (processo degenerativo) che avviene in soggetti predisposti. Alcune malattie, in particolare quelle di tipo endocrinologico (diabete, iperparatiroidismo), o alcune abitudini di vita, come l’uso di steroidi anabolizzanti, predispongono alla degenerazione e rottura tendinea. In questi casi la lesione avviene anche per traumi banali.

La rottura del tendine distale del bicipite è accompagnata da una sensazione di strappo e improvviso dolore in corrispondenza della piega del gomito che avviene generalmente mentre si sta sollevando un peso. Il dolore, di marcata entità, ma di breve durata, generalmente spinge la persona a recarsi in Pronto Soccorso. Tuttavia in alcuni casi l’attenuazione rapida del dolore spinge alcuni a sottovalutare la problematica. Ciò comporta, frequentemente, dei ritardi nella diagnosi che possono condizionare il successivo trattamento. Generalmente dopo pochi giorni, il paziente è in grado di riprendere rapidamente le proprie attività con un movimento del gomito conservato. Tuttavia il paziente avverte spesso una sensazione di debolezza al braccio, soprattutto nelle attività che comportano il sollevamento di pesi e la rotazione del polso che porta il palmo della mano verso l’alto.

 

La diagnosi è prevalentemente clinica. Oltre alla presenza di dolore locale e debolezza muscolare si può associare la comparsa di ematoma nella regione anteriore del gomito. Si può apprezzare, a gomito flesso, una risalita del muscolo che porta ad un difetto visibile e palpabile nella regione distale del braccio. Alcuni test clinici possono confermare la diagnosi, il più utilizzato è il test di Hook. In presenza di una lesione completa la perdita di continuità del tendine è facilmente apprezzabile alla palpazione. Un segno caratteristico è un modesto deficit di forza in flessione e uno più marcato in supinazione.

 

Le indagini strumentali tra cui ecografia e risonanza magnetica sono utili a confermare il sospetto clinico ed a programmare un eventuale intervento chirurgico. Tali indagini permettono, inoltre, di diagnosticare e di differenziare il tipo di lesione (parziale o completa), quando i test clinici non sono dirimenti.

TRATTAMENTO

Il trattamento della lesione del bicipite distale è ancora oggetto di dibattito scientifico. Recentemente alcune evidenze scientifiche suggerirebbero Il trattamento chirurgico in face acuta, soprattutto nei soggetti giovani, sportivi e nei lavoratori manuali. Nei soggetti anziani o dediti a lavori di tipo sedentario o quando la diagnosi è tardiva è possibile attuare anche un trattamento conservativo.

Il trattamento chirurgico consiste nella repertazione del tendine e nella sua reinserzione in corrispondenza della tuberosità del radio; in alternativa il tendine può essere inserito in corrispondenza del tendine del muscolo brachiale (muscolo sottostante) che si inserisce alla base della coronoide dell’ulna.

 

La riabilitazione post operatoria è simile a quanto descritto per il trattamento di tipo conservativo. In generale, dopo un periodo iniziale di immobilizzazione in tutore (Fig. 10), variabile da 1 a 3 settimane, segue un periodo di ripresa graduale del movimento. Successivamente saranno eseguiti esercizi finalizzati al recupero della forza muscolare e dell’elasticità tendinea. Il paziente, dopo circa 2 mesi, ritorna gradualmente a svolgere le attività fino ad arrivare ad un recupero completo e senza restrizioni lavorative e/o sportive nei successivi 4.

 

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